I vicini scomodi

imageUna giovane donna che si affaccia alla vita, mentre la violenza nazi-fascista si abbatte a distruggere sogni ed affetti. Una testimonianza commovente, raccontata con delicatezza da Roberto Matatia, che da anni si impegna a diffondere la cultura ebraica e a mantenere vivo il ricordo dei martiri della shoah, “perchè non si verifichino pericolosi vuoti di memoria”.

Il libro narra la storia di Camelia Matatia e della sua famiglia, che nei primi anni Trenta arriva in Italia da Corfù e acquista una bella casa a Riccione, in riva al mare. Il caso vuole che qualche anno dopo anche Benito Mussolini acquisti una villa nella rinomata località romagnola, a due passi dai Matatia. Se per un breve periodo le vite delle due famiglie si incrociano pacificamente nelle assolate giornate estive e negli eventi mondani, improvvisamente i vicini ebrei diventano “vicini scomodi”. La follia delle leggi razziali travolge anche la famiglia di Camelia, adolescente solare e coraggiosa, che dopo l’arresto del padre si assume la responsabilità di fare da capofamiglia per i fratelli e per la madre, annichilita dal dolore. Nella tempesta che si abbatte sulla sua giovane esistenza, arriva, inaspettato, il calore di un amore, che la sosterrà fino al suo ultimo tragico viaggio. Mario, il suo innamorato, qualche anno fa donò a Roberto Matatia le lettere che gli aveva scritto Camelia. Il libro si conclude con l’ultima di queste, straziante, scritta mentre gli aguzzini – italiani, come i delatori che per poche lire avevano venduto la famiglia Matatia – aspettavano Camelia sulla porta di casa, per condurla senza pietà verso Auschwitz.

“Caro Mario, questa volta devo io scriverti una lettera d’addio, perchè non so quando potrò riscriverti e se lo potrò ancora. Scusa anche se venerdì non potrò venire, ma chissà dove sarò. […] Il nostro passato è stato così breve, ma colmo di tanto azzurro come un lembo di cielo. Quella sera è l’unico ricordo bello che io abbia di tutta la mia vita. Ma al di là c’era l’ignoto. […] Scusa se ti ho scritto poco e male, ma il tempo che mi hanno dato per mettere a posto le mie cose è molto poco. Addio”.

Era il 1°dicembre 1943. Camelia lascerà cadere la lettera dal camion che la porta via.

Roberto Matatia, I vicini scomodi, Giuntina, Firenze 2014

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