Dorothy Parker e i suoi racconti a ritmo di charleston

ParkerBamboccioni, frivoli, meschini, di certo da non sposare. Sono gli uomini dipinti con pungente sarcasmo da Doroty Parker (1893-1967), irrequieta e affascinante signora americana degli anni della Depressione, dotata di una penna brillante e ironica che le valse collaborazioni con testate come “Vogue”, “Vanity Fair” e “New Yorker”. Gli attori dei suoi romanzi e dei suoi racconti – come questi, scritti proprio per il “New Yorker” – sono uomini e donne dell’alta società, immersi in un mondo privilegiato e fatuo e oggetto, tuttavia, dei  pettegolezzi che animano i loro parties eleganti.

Fu sceneggiatrice per Hollywood e una dei fondatori dello snobbissimo circolo letterario Algonquin round table, noto come Il circolo vizioso.  Il suo impegno politico la portò a battersi contro la pena di morte, a schierarsi con i Lealisti nella guerra civile spagnola, a fondare negli anni Trenta, con alcuni amici, La lega antinazista e a sostenere con passione la causa di Martin Luther King.

Si sposò e divorziò più volte, ebbe diversi amanti e divenne il simbolo della New York più mondana, ma la sua feroce critica alla borghesia americana del proibizionismo e del charleston, a cui lei stessa apparteneva e il suo stile di vita anticonformista, le crearono molte difficoltà.

Per le sue idee socialiste fu allontanata da Hollywood e processata dal governo americano. La sua storia personale fu segnata da eventi dolorosi fin dall’infanzia e spesso cercò rifugiò nell’alcool, arrivò perfino a tentare il suicidio, ma anche su questo tragico episodio riuscì, poi, con incredibile coraggio a ironizzare: “I rasoi fanno male; i fiumi sono freddi; l’acido macchia; i farmaci danno i crampi; le pistole sono illegalI, i cappi cedono… tanto vale vivere”.

Si spense, sola e alcolizzata, in una piccola stanza d’albergo, lasciandoci  un’ultimo frutto geniale della sua ironia amara e pungente: “Scusate la polvere”, l’epitaffio per la sua tomba.

Dorothy Parker, Uomini che non ho sposato, La Tartaruga edizioni, Milano 2006.

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