Your soul is your highest self

teBevete il vostro the’, lentamente e con reverenza, come se fosse l’asse su cui ruota l’universo intero: lentamente, con calma, senza anticipare il futuro. Vivete il momento presente.

Solo il presente e’ vita. Non attaccatevi al futuro. Non preoccupatevi degli impegni che vi aspettano. Non pensate ad alzarvi o a correre via a fare qualcosa.

Non pensate a “partire”.

Thich Nhat Hanh, Il miracolo della presenza mentale.

Verità e apparenza

(Ri)Letture.
imageFacendo ordine tra i miei libri ho ritrovato e riletto questo breve romanzo, che anni fa mi aveva incantata per la sua eleganza.
Tre donne scrivono allo stesso uomo per dirgli addio. Le unisce un inganno che emerge tra atmosfere sospese e ritualità nel continuo intrecciarsi di verità e apparenza. Ogni lettera apre una prospettiva particolare sulla vicenda, fornendo nuovi particolari che vanno a comporre le immagini dei protagonisti e contribuiscono allo svelamento della vicenda. L’architettura precisa del romanzo lascia, tuttavia, una zona d’ombra: ognuno di noi custodisce dentro di sé uno spazio impenetrabile, inesprimibile a parole, destinato a rimanere sconosciuto anche a chi ci sta vicino.

Inoue Yasushi, Il fucile da caccia, Adelphi

Passeggiando con Walser

WalserA dispetto del titolo, questo non è un libro sulle donne. A dire il vero, l’originale apparve  semplicemente come Das Tagebuch, Il diario e proprio di questo, a mio parere, si tratta.

Robert Walser amava passeggiare e prediligeva spostarsi a piedi anche per lunghi tratti. Era un attento e sensibile osservatore della natura e della variopinta umanità, fatta di donne e di uomini, che incrociava il suo percorso. Come nel racconto più noto, intitolato proprio La passeggiata, l’autore descrive il camminare senza una meta, come un esercizio filosofico, come una ricerca dell’uomo interiore, il solo “che veramente esiste”. Il pensiero corre naturalmente a Chatwin e al suo Anatomia dell’irrequietezza: “A me piace pensare che il nostro cervello abbia un sistema informativo che ci dà ordini per il cammino, e che qui stia la molla per la nostra irrequietezza”. È così anche per Walser, il desiderio di passeggiare è incontenibile e ogni volta lo anima di nuova curiosità esplorativa. In questo prezioso libricino, fresco di stampa, l’esplorazione ha come oggetto i territori dell’esperienza personale, nel tentativo di riuscire finlmente a costruire una storia d’amore. Compito, questo, impegnativo e spesso destinato all’insuccesso per chi si definisce distaccato e “incapace di gettarsi focosamente in qualche impresa”, più appassionato della scrittura che della vita mondana.  Una protagonista femminile a dire il vero c’è, si chiama Erna ed è l’oggetto  di un sentimento d’amore controllato e costruito per soddisfare l’immaginario lettore: l'”Erninfatuazione”. “Vi amo giacchè ignoro nella maniera più assoluta il motivo per cui debba farlo” dice Walser, con l’ironia che è la cifra caratterizzante della sua brillante scrittura. Ma la povera Erna, benché definita protagonista, è spesso trascurata, anche nel breve spazio di queste pagine. La storia della loro relazione, infatti, non riesce ad acquistare spessore, interrotta com’è dalle continue incursioni di personaggi laterali. Come se si lasciasse attrarre dai particolari affascinanti e inaspettati di una passeggiata nel bosco, Walser ci offre ritratti godibilissimi e vivaci, dall’avventore permaloso di una locanda, al compagno di scuola vanaglorioso, alla Valente, la ragazza senza difetti, così perfetta da essere inadatta a diventare una moglie. È bello e utile conoscere le donne, ci confida Walser, ma la sua natura lo rende inetto all’amore e non c’è motivo di combattere per cercare di essere diverso. Il progetto di scrivere una storia d’amore, dunque, naufraga di fronte all’impellente bisogno di scrivere un libro dell’Io: “Ti do il benvenuto, intenzione disattesa, derelitta. Tu mi commuovi, empito da me piantato in asso”.

Sulle donne è un racconto da meditazione, da leggere e rileggere con la dovuta lentezza. Si dovrebbe sorseggiarlo, come un pregiato vino rosso, davanti ad un camino acceso o, ancora meglio, seduti nella radura di un bosco, mentre il vento accarezza le foglie degli alberi e la nostra fronte.

Robert Walser, Sulle donne, Adelphi, Milano 2016.

 

Lorenza Mazzetti

FullSizeRender-1-1Lorenza Mazzetti, una delle fondatrici del Free Cinema Movement, è una piccola signora piena di energia e a tratti svagata. Il racconto della sua spumeggiante esperienza londinese, reso in modo vivace ed arguto, si interrompe in pause che hanno ancora il sapore del dolore. La fuga a Londra le ha permesso di rimuovere i suoi ricordi il tempo necessario per ripartire da sè e usare la sua vena creativa come nuova possibilità di vita. Dall’Italia, dice, era fuggita per dimenticare. Orfana di entrambi i genitori, viene adottata con la sorella dalla zia paterna, sposata a Robert Einstein, cugino del famoso Albert. Dopo anni di vita serena e agiata, una mattina, mentre lo zio era fuori e proprio quando la guerra stava per finire, un commando tedesco irrompe nella villa e uccide senza pietà la zia e le cuginette, lasciando in vita Lorenza e la sorella. Lo zio non riuscirà a sopportare la tragedia e si suiciderà. Una tragedia oscurata dalla censura militare, ma vivida e presente nella mente di Lorenza. È questo l’indomabile dolore che, nonostante la fuga a Londra, il sostegno salvifico dell’arte e la terapia psicoanalitica, riaffiora in quelle pause apparentemente svagate, in quella stanchezza che la spinge a chiedere al pubblico che l’ascolta rapito: non fatemi domande, per favore.

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