Resistere, resistere, resistere

“Il 20 novembre del ’44, verso l’una di notte, si sentì bussare violentemente alla porta. Prima che potessimo rispondere la casa fu invasa da un gruppo delle Brigate Nere armato fino ai denti. Alcuni avevano circondato la casa, altri entravano e uscivano di corsa da tutte le stanze sperando di sorprendere mio fratello Emilio, partigiano. Per fortuna Emilio era riuscito a nascondersi e allora i fascisti, puntandomi una pistola alla testa chiesero a me notizie di mio fratello. Il loro capo, il famigerato Gaio Gradenigo, poiché non parlavo, ordinò di picchiarmi e così fecero con estrema violenza. Quando si stancarono con le mani, presero una cinghia di cuoio e un bastone.Tenendomi per i capelli mi picchiarono sulla testa col bastone, tanto che a tratti perdevo conoscenza. Poi, non ancora sazi, mi rovesciarono sul letto e mi montaronimageo sullo stomaco. Emilio, nel frattempo, era riuscito a fuggire da una finestra e così, per fortuna, cessarono le percosse. Uno dei fascisti aveva costretto mia madre ad uscire nei campi, in camicia da notte e scalza, e con una pistola puntata alla tempia le intimava di chiamare mio fratello”.
Dal diario di mio nonno, Aldo Bernardo Giacometti, classe 1908, commendatore della Repubblica Italiana.
Grazie a lui, a suo fratello Emilio, alla sua famiglia e a tanti altri italiani, oggi siamo un paese libero. BUON 25 APRILE A TUTTI!
(Nella foto: Aldo, primo da sinistra, suo fratello Mario, terzo da sinistra, deportato in Germania come militare, in primo piano, seduti, i loro genitori, Pietro, arrestato e torturato, ottantenne, dai nazisti, e Marianna).

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