Passeggiando con Walser

WalserA dispetto del titolo, questo non è un libro sulle donne. A dire il vero, l’originale apparve  semplicemente come Das Tagebuch, Il diario e proprio di questo, a mio parere, si tratta.

Robert Walser amava passeggiare e prediligeva spostarsi a piedi anche per lunghi tratti. Era un attento e sensibile osservatore della natura e della variopinta umanità, fatta di donne e di uomini, che incrociava il suo percorso. Come nel racconto più noto, intitolato proprio La passeggiata, l’autore descrive il camminare senza una meta, come un esercizio filosofico, come una ricerca dell’uomo interiore, il solo “che veramente esiste”. Il pensiero corre naturalmente a Chatwin e al suo Anatomia dell’irrequietezza: “A me piace pensare che il nostro cervello abbia un sistema informativo che ci dà ordini per il cammino, e che qui stia la molla per la nostra irrequietezza”. È così anche per Walser, il desiderio di passeggiare è incontenibile e ogni volta lo anima di nuova curiosità esplorativa. In questo prezioso libricino, fresco di stampa, l’esplorazione ha come oggetto i territori dell’esperienza personale, nel tentativo di riuscire finlmente a costruire una storia d’amore. Compito, questo, impegnativo e spesso destinato all’insuccesso per chi si definisce distaccato e “incapace di gettarsi focosamente in qualche impresa”, più appassionato della scrittura che della vita mondana.  Una protagonista femminile a dire il vero c’è, si chiama Erna ed è l’oggetto  di un sentimento d’amore controllato e costruito per soddisfare l’immaginario lettore: l'”Erninfatuazione”. “Vi amo giacchè ignoro nella maniera più assoluta il motivo per cui debba farlo” dice Walser, con l’ironia che è la cifra caratterizzante della sua brillante scrittura. Ma la povera Erna, benché definita protagonista, è spesso trascurata, anche nel breve spazio di queste pagine. La storia della loro relazione, infatti, non riesce ad acquistare spessore, interrotta com’è dalle continue incursioni di personaggi laterali. Come se si lasciasse attrarre dai particolari affascinanti e inaspettati di una passeggiata nel bosco, Walser ci offre ritratti godibilissimi e vivaci, dall’avventore permaloso di una locanda, al compagno di scuola vanaglorioso, alla Valente, la ragazza senza difetti, così perfetta da essere inadatta a diventare una moglie. È bello e utile conoscere le donne, ci confida Walser, ma la sua natura lo rende inetto all’amore e non c’è motivo di combattere per cercare di essere diverso. Il progetto di scrivere una storia d’amore, dunque, naufraga di fronte all’impellente bisogno di scrivere un libro dell’Io: “Ti do il benvenuto, intenzione disattesa, derelitta. Tu mi commuovi, empito da me piantato in asso”.

Sulle donne è un racconto da meditazione, da leggere e rileggere con la dovuta lentezza. Si dovrebbe sorseggiarlo, come un pregiato vino rosso, davanti ad un camino acceso o, ancora meglio, seduti nella radura di un bosco, mentre il vento accarezza le foglie degli alberi e la nostra fronte.

Robert Walser, Sulle donne, Adelphi, Milano 2016.

 

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