Le nuvole

IMG_0043“Per due giorni continuarono a correre sfilacciate e mute […] scomparendo in qualche punto alle nostre spalle in un orizzonte già percorso. […] A volte erano gialle, arancioni, rosse, lilla, violette, ma anche verdi, dorate e persino azzurre. Anche se tutte si assomigliavano, non ne esistevano, non ne erano esistite sin dalle origini del mondo né ne sarebbero esistite sino alla fine inconcepibile del tempo due identiche”.

Non avevo mai letto nulla di Saer, definito da molti critici l’erede di Borges e così, attirata dalla bella copertina grafica e dal titolo, qualche giorno fa ho deciso che era giunto il momento di fare la sua conoscenza.

Un giovane medico deve accompagnare cinque pazienti in un sanatorio di nuova concezione, ideato da un noto psichiatra austriaco. Il viaggio si snoda nella pampa desolata e grandiosa ad un tempo. Fin dall’esordio si rivela ricco di difficoltà e di sorprese: un caldo improvviso e fuori stagione, un incendio inatteso, predoni sanguinari aggiungono tensione al compito già impegnativo del dottor Real. La carovana che accompagna i pazienti è composta di un’umanità variegata fatta di soldati, guide, commercianti e prostitute e il  confine tra presunta normalità e follia, tra realtà e apparenza è labile. La storia più evidente è questa, ma il racconto nasconde molto di più.

Il romanzo parte lentamente, come una carovana in allestimento, le descrizioni dei personaggi e dell’ambiente in cui si muovono prendono corpo pagina dopo pagina, tra pause riflessive e scatti d’azione improvvisa. Lo scrittore sembra non avere fretta di terminare il viaggio per permettere al lettore di assaporare ogni istante del percorso. Come le nuvole, che possono assumere figure riconoscibili e in breve “assumere una forma che contraddiceva quella che avevano avuto fino ad un momento prima”, anche l’accadere “si sviluppa nel tempo come loro, con la strana familiarità delle cose che, nell’istante in cui succedono, svaniscono in quel luogo che mai nessuno ha visitato e che chiamiamo passato”.

Il deserto avvolge e stravolge il cammino, non dà tregua e spinge la ragione a quel confine labile dove ogni certezza svanisce e dove l’unica possibilità di salvezza è prendere le distanze da ciò che si era, ricominciare il cammino dentro di sè, combattendo con il proprio delirio che vuole “forgiare il mondo a sua immagine”.

Juan José Saer, Le nuvole, laNuovafrontiera, Roma 2017

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