Ore d’ozio

imageKenkō Hōshi o Yoshida, scrittore e poeta giapponese del XIV secolo, era un monaco buddista di formazione aristocratica e un fine osservatore del mondo. “Nelle mie ore d’ozio” – dice- “seduto davanti al calamaio, vado annotando giorno dopo giorno, senza alcun motivo particolare, ogni pensiero che mi passa per la mente, per quanto futile sia: è una cosa, questa, che mi procura una sensazione davvero strana, simile ad una lieve ebbrezza”. Il suo ozio, dunque, non è pigra inattività, ma una coinvolgente immersione nel flusso della vita, stimolata dall’intima capacità di cogliere la poesia delle piccole cose e “lo spettacolo dei mutamenti della natura”.

“Anche se eccelle in mille cose, colui che non è incline all’amore è un essere imperfetto, simile ad una tazza preziosa cui manchi il fondo”.  E ancora: “Le cose non vanno mai per il verso da noi auspicato e riescono solo quelle ritenute prima irrealizzabili”.

I suoi pensieri sono indirizzati all’amore, alla bellezza femminile, all’osservazione degli astri e ai ricordi personali, delicatamente velati dalla malinconia, ma non mancano accenni alla vita politica del tempo. È un libro godibilissimo e affascinante, intessuto di spiritualità zen, potremmo definirlo un diario di viaggio, perchè, come scriveva il poeta Bashō, “ogni giorno è un viaggio e il viaggio stesso casa”.

Kenkō, Ore d’ozio, Feltrinelli, Milano 2012.

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