Kaddish per Imre Kertész

imageImre Kertész, se ne é andato oggi, lasciandoci un’eredità di ricordi drammatici e struggenti, fissati con poetica crudezza negli indimenticabili romanzi, che nel 2002 gli valsero il Nobel per la Letteratura.

“Io sono qualcuno che ha visto la testa della Gorgone e che però ha conservato abbastanza forza da terminare un lavoro che parla con le persone usando un linguaggio che è umano”. Questa  frase fu il manifesto della sua arte e della sua vita di uomo colto e schivo, consegnato, appena quattordicenne, dal suo paese alla follia nazista, sopravvissuto all’orrore di Auschwitz e fino alla fine ancora inviso al governo ungherese.

Si sentiva quasi costretto alla scrittura, perchè l’orrore non si può dimenticare e allora  bisogna cercare di raccontarlo. Il suo romanzo più famoso è Essere senza destino, ma io voglio ricordarlo con il racconto in cui l’ho incontrato per la prima volta: Kaddish per il bambino non nato.

 Il kaddish è la preghiera ebraica per i defunti, dove la morte non compare mai e lascia spazio alla speranza e alla pace. Nel racconto di Kertész si trasforma in una riflessione sulla perdita, sulla paura di mettere al mondo un figlio, sulla razionalità del male, sull’esperienza annichilente di Auschwitz. Le parole si susseguono frenetiche, in un flusso di coscienza che ci lascia senza respiro, creano immagini di cupo dolore, ma rivelano la consapevolezza di una vita riconosciuta come fatto e al tempo stesso come esperienza spirituale. “Il mio lavoro non è altro che scavo”, ci confida il protagonista, “lo scavo ulteriore di quella fossa che altri hanno cominciato a scavare per me dalle nuvole, nei venti, nel nulla”. Ed è nel nulla delle acque impetuose del fiume oscuro, che chiede, alla fine, di poter immergere per l’eternità la sua fragile e caparbia esistenza.

Sit tibi terra levis.

יתגדל ויתקדש שמה רבה בעלמא די-ברא

כרעותה וימליך מלכותה בחיכון וביומיכון

ובחיי דכל-בית ישראל בעגלש ובזמן  קריב

ואמרו אמן

Imre Kertész (1929-2016), Kaddish per il bambino non nato, Feltrinelli.

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