Ernesto Buonaiuti e Raffaele Pettazzoni. Alcune lettere inedite.

Nel Fondo Pettazzoni della biblioteca Giulio Cesare Croce di S. Giovanni in Persiceto sono conservate alcune lettere scritte da Ernesto Buonaiuti a Raffaele Pettazzoni tra il 1916 e 1941, proprio gli anni in cui la storia delle religioni diviene disciplina universitaria e si apre agli studi europei. Purtroppo le lettere non sono molte e la corrispondenza destinata a Buonaiuti è limitata ad alcune minute, ma ciò nonostante il carteggio offre un interessante ritratto dell’ambiente culturale dell’epoca.

Animato da una duplice vocazione di sacerdote e di studioso, che aveva trovato la sintesi ideale nella nomina a docente di Storia del Cristianesimo nel 1915, Buonaiuti fondò e diresse riviste e periodici, fu scrittore e saggista e si trovò sempre costretto a lottare perché gli fosse riconosciuta piena autonomia nell’insegnamento e nella ricerca con la possibilità di applicare il metodo storico-critico anche ai testi della tradizione cristiana.

Il rapporto con Pettazzoni fu segnato sin dal suo nascere dall’ostilità della Chiesa.

La «Rivista di Scienza delle Religioni», che vedeva coinvolti nel comitato di redazione, oltre a Buonaiuti e Pettazzoni, anche Giulio Farina, Umberto Fracassini, Uberto Pestalozza, Luigi Salvatorelli e Nicola Turchi fu presto condannata dal Santo Uffizio e Buonaiuti sospeso a divinis.

Le oggettive difficoltà di Buonaiuti nella ripresa dell’attività non lasciavano margini per una serena collaborazione. Pur condividendo la realizzazione della Scuola di studi storico-religiosi presso l’Università di Roma e l’impegno per la creazione di nuove cattedre di storia delle religioni in altri atenei italiani, Pettazzoni cessò la collaborazione editoriale e prese le distanze dal collega. Il timore che questa collaborazione fosse di ostacolo all’autonomia scientifica e allo sviluppo stesso degli studi storico-religiosi non era del tutto infondato e, infatti, all’inizio del 1925, la carriera di Buonaiuti subisce un tragico arresto. Dopo mesi di ripetuti attacchi contro le sue attività culturali il Santo Uffizio gli infligge la scomunica nella sua forma più grave: tutte le sue opere vengono inserite nell’indice dei libri proibiti, viene privato coattivamente dell’abito talare, gli viene fatto divieto di insegnare materie attinenti alla religione nelle scuole pubbliche e viene dichiarato vitandus.

I rapporti tra i due studiosi divennero sempre più formali e talvolta ostili, condizionati dal clima di sospetto e frustrazione in cui viveva Buonaiuti e dall’atteggiamento risoluto di Pettazzoni che non ammetteva l’interferenza di turbamenti personali nella sua difesa appassionatamente laica dell’autonomia degli studi storico-religiosi. Nel carteggio non ci sono accenni diretti alle scomuniche o al mancato giuramento fascista che gli precluse definitivamente l’insegnamento universitario e solo in un caso l’autore accenna tristemente alle sue difficoltà economiche, ma nelle lettere di risposta di Pettazzoni non traspare la benché minima traccia di umana partecipazione alle vicissitudini del collega.

Abstract del saggio pubblicato in SMSR 77(1/2011), pp.42–64.

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