Un divorzio giapponese

image“Per gli smarriti le illusioni dei tre mondi.                                                        Per gl’illuminati la consapevolezza che tutto e’ vano. In origine non v’era ne’ Est ne’ Ovest.  Dove sta il Nord e il Sud?”

Lo ammetto, ho comprato questo libro a scatola chiusa. Ero nella libreria di una stazione, in attesa di un treno in ritardo e mi ha colpito il titolo: Gli insetti preferiscono le ortiche, cioè, come ho scoperto successivamente, “de gustibus non est disputandum”.  Non avevo mai letto nulla di Jun’ichirō Tanizaki e anche questo ha solleticato la mia curiosità.

Si parla di un matrimonio che sta per sfumare in una separazione. Kanamè, il protagonista maschile, ha smesso di desiderare la moglie Misako poco dopo le nozze, causando una sofferenza sommessa, appena sussurrata. Con il tempo sono divenuti dei perfetti estranei, eppure non sanno risolversi a prendere una decisione definitiva. Benchè occidentalizzati, Kanamè e Misako sono ancora molto legati alle convenzioni sociali e alle tradizioni, che trovano espressione nella figura del padre di Misako.
L’autore ci offre un ritratto del suo Giappone di inizio ‘900, elegante e poetico come una pittura tradizionale ad inchiostro, dove vuoto e pieno, silenzi e parole si alternano sapientemente.

Misako, che cerca amore ed una faticosa autonomia, è costretta a subire le decisioni del padre e del marito. Non c’è ancora spazio per una donna “che abbia idee proprie e sensibilità, col passar degli anni diventa noiosa e sgradevole; è quindi meglio innamorarsi di una che si possa amare semplicemente, come una bambola”.
Kanamè, l’eterno indeciso dai pensieri nebulosi, sembra trovare conforto e sicurezza nello stile di vita del suocero.
Accompagnata da una pioggia scrosciante e ristoratrice, la soluzione apparirà come un’illuminazione solo nelle ultime righe del romanzo.

Jun’ichirō Tanizaki, Gli insetti preferiscono le ortiche, Elliot Edizioni 2016

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