Passioni e radici

Ara pacis augustae, 3 luglio, ore 13.30, uno dei miei luoghi preferiti. Entro attiraimageta dalla mostra dedicata al fotografo giapponese Domon Ken, ma, senza fretta, avvolta dall’atmosfera fresca e ovattata del museo, mi fermo ad accarezzare i marmi preziosi, eleganti, commoventi nella loro eterna e pura bellezza. Mi siedo, osservo gli sguardi ammirati dei pochi turisti e…sì, mi sento fiera delle mie radici.

Passeggiando con Walser

WalserA dispetto del titolo, questo non è un libro sulle donne. A dire il vero, l’originale apparve  semplicemente come Das Tagebuch, Il diario e proprio di questo, a mio parere, si tratta.

Robert Walser amava passeggiare e prediligeva spostarsi a piedi anche per lunghi tratti. Era un attento e sensibile osservatore della natura e della variopinta umanità, fatta di donne e di uomini, che incrociava il suo percorso. Come nel racconto più noto, intitolato proprio La passeggiata, l’autore descrive il camminare senza una meta, come un esercizio filosofico, come una ricerca dell’uomo interiore, il solo “che veramente esiste”. Il pensiero corre naturalmente a Chatwin e al suo Anatomia dell’irrequietezza: “A me piace pensare che il nostro cervello abbia un sistema informativo che ci dà ordini per il cammino, e che qui stia la molla per la nostra irrequietezza”. È così anche per Walser, il desiderio di passeggiare è incontenibile e ogni volta lo anima di nuova curiosità esplorativa. In questo prezioso libricino, fresco di stampa, l’esplorazione ha come oggetto i territori dell’esperienza personale, nel tentativo di riuscire finlmente a costruire una storia d’amore. Compito, questo, impegnativo e spesso destinato all’insuccesso per chi si definisce distaccato e “incapace di gettarsi focosamente in qualche impresa”, più appassionato della scrittura che della vita mondana.  Una protagonista femminile a dire il vero c’è, si chiama Erna ed è l’oggetto  di un sentimento d’amore controllato e costruito per soddisfare l’immaginario lettore: l'”Erninfatuazione”. “Vi amo giacchè ignoro nella maniera più assoluta il motivo per cui debba farlo” dice Walser, con l’ironia che è la cifra caratterizzante della sua brillante scrittura. Ma la povera Erna, benché definita protagonista, è spesso trascurata, anche nel breve spazio di queste pagine. La storia della loro relazione, infatti, non riesce ad acquistare spessore, interrotta com’è dalle continue incursioni di personaggi laterali. Come se si lasciasse attrarre dai particolari affascinanti e inaspettati di una passeggiata nel bosco, Walser ci offre ritratti godibilissimi e vivaci, dall’avventore permaloso di una locanda, al compagno di scuola vanaglorioso, alla Valente, la ragazza senza difetti, così perfetta da essere inadatta a diventare una moglie. È bello e utile conoscere le donne, ci confida Walser, ma la sua natura lo rende inetto all’amore e non c’è motivo di combattere per cercare di essere diverso. Il progetto di scrivere una storia d’amore, dunque, naufraga di fronte all’impellente bisogno di scrivere un libro dell’Io: “Ti do il benvenuto, intenzione disattesa, derelitta. Tu mi commuovi, empito da me piantato in asso”.

Sulle donne è un racconto da meditazione, da leggere e rileggere con la dovuta lentezza. Si dovrebbe sorseggiarlo, come un pregiato vino rosso, davanti ad un camino acceso o, ancora meglio, seduti nella radura di un bosco, mentre il vento accarezza le foglie degli alberi e la nostra fronte.

Robert Walser, Sulle donne, Adelphi, Milano 2016.

 

Una notte in Amazzonia

IMG_1554Il mio incontro con la foresta amazzonica avvenne di notte. Partimmo da Manaus in battello, al tramonto di una giornata piovosa e navigammo sul Rio Negro per quasi cinque ore, immersi in un’unica oscurità di cielo ed acque, senza che nessuna traccia umana turbasse la nostra sensazione di essere ormai lontani da tutto.

Sul ponte del battello, a causa del vento freddo, rimanemmo in pochi romantici e nessuno di noi osava parlare se non sommessamente, per non rompere l’incantesimo. Poi, all’improvviso, un tremolio di luci sulla riva: eravamo arrivati al nostro lodge.

La sera successiva, dopo cena qualcuno lanciò l’idea: prendere le canoe e goderci la notte amazzonica navigando sul fiume.

Così, scivolando lentamente su quelle acque di ematite, ci allontanammo dal lodge. La notte era limpidissima e tanto ricca di stelle da far perdere l’orientamento. Il fascino di quello spettacolo era amplificato dallo specchio perfetto delle acque, che creava l’illusione di essere abbracciati da un unico cielo stellato, quasi stessimo navigando nello spazio.

Facemmo ritorno costeggiando la riva e immergendoci nella vegetazione lussureggiante, fummo sorpresi da un nuovo prodigio. Tra le fronde si nascondevano altre stelle: decine e decine di lucciole che danzavano incuranti della nostra presenza.

Andarsene non fu mai così difficile.