Passato a colori

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Verona ti stupisce, anche se ci vivi, anche se la conosci da sempre. Passeggiando tra vicoli un po’ spenti, edifici in attesa di nuova vita, a due passi dal duomo, ci si può trovare di fronte un affresco, o meglio un disegno, dipinto a pastelli sulla superficie di una finestra murata. Senza autore, senza data, solitario e onirico, se ne sta lì a colorare un angolo di passato.

Your soul is your highest self

teBevete il vostro the’, lentamente e con reverenza, come se fosse l’asse su cui ruota l’universo intero: lentamente, con calma, senza anticipare il futuro. Vivete il momento presente.

Solo il presente e’ vita. Non attaccatevi al futuro. Non preoccupatevi degli impegni che vi aspettano. Non pensate ad alzarvi o a correre via a fare qualcosa.

Non pensate a “partire”.

Thich Nhat Hanh, Il miracolo della presenza mentale.

T A

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Superando il tempo stanco della quotidianità, oltre la ruggine insidiosa delle mie paure, ciò che mi appare ancora con chiarezza sono queste due lettere, acronimo tenace di noi due: T(i) A(mo).

24 agosto 2016

imageIeri ho incrociato il cammino di una giovane mamma. Teneva la sua bimba neonata avvolta in un marsupio di stoffa colorata. Le ho sorriso e ho pensato: siete bellissime.
La vera bellezza è questa, crudele e quasi impronunciabile nella drammaticità di queste ore, è la vita che resiste e rinasce, nonostante il dolore e la distruzione.

Passioni e radici

Ara pacis augustae, 3 luglio, ore 13.30, uno dei miei luoghi preferiti. Entro attiraimageta dalla mostra dedicata al fotografo giapponese Domon Ken, ma, senza fretta, avvolta dall’atmosfera fresca e ovattata del museo, mi fermo ad accarezzare i marmi preziosi, eleganti, commoventi nella loro eterna e pura bellezza. Mi siedo, osservo gli sguardi ammirati dei pochi turisti e…sì, mi sento fiera delle mie radici.

Amici?

imageIncontro un amico d’infanzia. Non ci vediamo quasi più, ma gli voglio bene da sempre. Mi presenta la sua compagna e le dice che ci conosciamo da quando siamo nati. Usa una cortesia formale, fredda.

Abbiamo davvero una percezione diversa delle distanze che si creano tra le persone. Crediamo che il tempo non possa scalfirci, coltiviamo romanticamente sentimenti che ci sembrano eterni e all’improvviso percepiamo che per qualcuno siamo diventati degli estranei.

Respiro. Incasso. Lascio andare.

Resistere, resistere, resistere

“Il 20 novembre del ’44, verso l’una di notte, si sentì bussare violentemente alla porta. Prima che potessimo rispondere la casa fu invasa da un gruppo delle Brigate Nere armato fino ai denti. Alcuni avevano circondato la casa, altri entravano e uscivano di corsa da tutte le stanze sperando di sorprendere mio fratello Emilio, partigiano. Per fortuna Emilio era riuscito a nascondersi e allora i fascisti, puntandomi una pistola alla testa chiesero a me notizie di mio fratello. Il loro capo, il famigerato Gaio Gradenigo, poiché non parlavo, ordinò di picchiarmi e così fecero con estrema violenza. Quando si stancarono con le mani, presero una cinghia di cuoio e un bastone.Tenendomi per i capelli mi picchiarono sulla testa col bastone, tanto che a tratti perdevo conoscenza. Poi, non ancora sazi, mi rovesciarono sul letto e mi montaronimageo sullo stomaco. Emilio, nel frattempo, era riuscito a fuggire da una finestra e così, per fortuna, cessarono le percosse. Uno dei fascisti aveva costretto mia madre ad uscire nei campi, in camicia da notte e scalza, e con una pistola puntata alla tempia le intimava di chiamare mio fratello”.
Dal diario di mio nonno, Aldo Bernardo Giacometti, classe 1908, commendatore della Repubblica Italiana.
Grazie a lui, a suo fratello Emilio, alla sua famiglia e a tanti altri italiani, oggi siamo un paese libero. BUON 25 APRILE A TUTTI!
(Nella foto: Aldo, primo da sinistra, suo fratello Mario, terzo da sinistra, deportato in Germania come militare, in primo piano, seduti, i loro genitori, Pietro, arrestato e torturato, ottantenne, dai nazisti, e Marianna).